3° ed. Premio Letterario Giovane Holden, scadenza 11 aprile

Pensieri vagabondi - Il blog degli scrittori e poeti di pensieri vagabondi


postato da holdenedizioni alle ore 13:48
giovedì, 20 novembre 2008

Non riesco a saziarmi di libri
strega29Oggi mi sento in vena di citazioni... Spero di ricordarla correttamente. In caso contrario, imbracciate il volume completo delle opere di Francesco Petrarca e scrivetemi pure dandomi dell'ignorante. Non ci resto male, solo una cortesia, firmatevi. I commenti anonimi, sia in positivo che in negativo,  mi infondono malinconia.
Ultiammente ricevo anche manoscritti da autori che non si firmano e si celano dietro pseudonimi e indirizzi e-mail tanto fantasioso quanto imbarazzanti (d.brown, fufgam, xyz...)Trovo triste non avere il coraggio delle proprie idee. Cosa resta senza la forza del nostro pensiero? Solo una pallida luce che non sa vibrare nel buio. Tristissimo...
Acchiappato Petrarca?
Attendo strali, mugugni e offerte di sostegno morale.
Non riesco a saziarmi di libri. E sì che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità nel possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l’oro, l’argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall’elegante bardatura e le altre cose del genere, recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una serie di familiarità attiva e penetrante; e il singolo libro non insinua soltanto se stesso nel nostro animo, ma fa penetrare in noi anche i nomi di altri, e così l’uno fa venire il desiderio dell’altro.
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 10:29
venerdì, 31 ottobre 2008

E finalmente è di nuovo giunto...
catbroom1ju7Lumini e zucche, pipistrelli, streghe e fantasmi stanotte arriva Halloween!!!
Alle sorelle, divertitevi!
A tout le monde: che almeno una strega con gatto al seguito alberghi tra le vostre amicizie, sarete sicuri di non restare mai soli.
Quando davvero serve non essere soli, perché è ovvio che pure noialtre streghe c’abbiamo i nostri impegni. O quelli dei nostri gatti, che alla fin fine è la stessa cosa…
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 14:14
martedì, 28 ottobre 2008

Non ricerchiamo personale.
Allora posso venire a fare uno stage?
 
cveCapisco perfettamente.
Persino io, se non lo facessi già, vorrei lavorare con la Giovane Holden.
Perché sono intelligentissimi? Bravissimi? Ultra competenti?
Perché pubblicano solo manoscritti che rivoluzioneranno il panorama mondiale della letteratura?
Perché ogni loro iniziativa merita due pagine impresse a fuoco su wikipedia?
Dio ce ne scampi
Perché oltre a tutto questo e molto ancora sono pure simpatici, ironici e brillanti?
Macché.
Perché hanno l’ufficio sopra una delle pasticcerie più gnam gnam della Versilia?
Figuriamoci se sarei così venale.
E allora perché, si starà chiedendo qualche creaturina più smaliziata di altre.
Mettetevi l’animo in pace. Non posso rispondere. Ho firmato un contratto che mi impedisce di svelare l’arcano. Il mio silenzio vale cinque milioni di euro.
In banconote vere. Del Monopoli originale.
Bien. Detto questo, devo chiarire che al momento non ricerchiamo collaboratori. In alcun settore.
Tuttavia desidero anche precisare che archivio tutti i curriculum che mi arrivano.
Perciò se volete, inviate serenamente, siate certi che non cestino nessuno, però se non rispondo chiedendovi di mollare tutto e tutti e di correre in via Rosmini 22, sapete perché.
Le facili promesse, per intendersi quelle che alla fine dei conti non possono essere ragionevolmente mantenute, non rientrano nella nostra politica. È una questione di etica.
Va bene, allora vengo a fare lo stage (di nuovo le vocine… comincio a preoccuparmi…).
Uno stage richiede l’impegno da parte del tutor a insegnare, seguire costantemente un’altra persona che non conosce il tipo di lavoro che invece vorrebbe imparare.
Non dico che sia impossibile ma… problematico sì, se non si trova la maniera giusta di procedere.
Perché a Marco e a me non va di piazzarvi a una scrivania e “sfruttarvi”. Ci piacerebbe potervi insegnare davvero quel poco che sappiamo.
Se questo è il vostro intento – voglio imparare quelle due o tre cosette che sanno alla GH – non demordete e inviate i vostri curriculum.
Fateci riflettere un po’.
 
 
Miranda
 
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postato da holdenedizioni alle ore 12:09
lunedì, 06 ottobre 2008

Ti regalo un po’ di Follia perché il tuo cuore non dimentichi
che solo un’emozione alla fine resta di ogni cosa
 
 
 
 
ggg_10063Nel 1998 Adelphi pubblicò uno dei libri più belli che io abbia mai letto, senza dubbio uno di quelli che ha segnato la mia vita e da cui non mi separerei mai. Insomma il classico libro che mi porterei su un’isola deserta se dovessi e potessi programmare il naufragio.
Perché mi viene in mente oggi?
Perché da metà agosto a oggi ne ho regalate ben cinque copie.
L’occasione di parlarne è stato durante una presentazione di un libro GH sul mare, dopo aver espresso poco lusinghiere – o almeno tali sono state interpretate - opinioni su un libro da cui un’altra persona era rimasta affascinata, mi venne chiesto a bruciapelo: “Si vabbè, allora consigliami un capolavoro.”  Tralascio tutta la parte in cui ho tentato di spiegare che capolavoro è una parola grossa nonché “libro che rivoluzionerà il panorama mondiale della letteratura” perché me lo sento ripetere ogni giorno da almeno un centinaio di persone. Tanto che vorrei ricevere solo manoscritti anonimi scritti da altrettanto anonimi autori. Ma questa è un’altra storia.
Consigliai, mi pare ovvio, Follia di Patrick Mc Grath.
Mi stupii che nessuno l’avesse letto. Così segnai mentalmente la cosa e partii all’attacco dei regali…
Ciò che più mi colpisce in McGrath è la sua capacità di cogliere un sentimento anche solo con una parola, una frase. Di Stella, la protagonista di Follia, lo scrittore sa indagare gli angoli più oscuri della personalità e riesce a comunicare al lettore le emozioni più impercettibili della sua anima. La storia è ambientata nel 1959 in un manicomio criminale, e prende l’avvio dall'amore torbido e totalizzante tra lo scultore Edgard Stark, internato perché colpevole di un efferato uxoricidio, e Stella, moglie straordinariamente bella del primario psichiatra Max Raphael.
Max, cerebrale, curvo e pallido, Edgard, massiccio, sensuale e sfrontato; Stella inquieta, orgogliosamente noncurante e ingabbiata in un matrimonio sbagliato: l'attrazione è inevitabile.
Una serra è il luogo del primo dei loro incontri febbrili, consumati con l'ansia incauta di chi non ha paura di sfidare il mondo. Poi lui fugge dal manicomio criminale e lei dimentica i suoi affettuosi doveri verso il figlio Charlie, le rigide convenzioni sociali, la delicata e prestigiosa posizione del marito, le critiche astiose della sofisticata suocera e lo segue nella sua insana avventura.
Follia è il titolo del romanzo, non tanto perché Edgard è uno psicopatico, ma perché follia può essere l'amore, passione sfrenata, ansia di sentirsi vivi, ricerca affannosa di una dimensione fuori dal quotidiano dove trovare la libertà. La libertà!
In un alternarsi di tenerezza, sensualità, violenza e abbrutimento si consuma una vicenda tragica che coinvolge il lettore e gli fa percorrere, passo dopo passo, la strada dei personaggi verso l'abisso. La singolare ottica scelta da McGrath per raccontare i fatti prevede come testimone, narratore e, insieme, confessore lo psichiatra Peter Cleave, che ha in cura Edgard e, poi, Stella. Proprio su di lei, i suoi sentimenti, le sue reazioni, l’occhio attento del medico indaga con lucidità implacabile e, insieme, con partecipazione sofferta.
L’ultima copia, la quinta,l’ho regalata sabato a una persona speciale.
In tutta la mia vita non sono mai andata a comprarmi da sola un paio di occhiali. Sempre con Mirella. Con Mirella che mi ha regalato Follia e mi ha scritto nella dedica che forse un giorno avrei potuto perdonarla. Non ho nulla da perdonarti mamma, ma da allora regalare un libro ha assunto per me un valore iniziatico e terapeutico.
Che c’entra un libro regalato nel 1998 con gli occhiali che non sono capace di comprarmi da sola? L’emozione di non sapersi sola, alla fine di ogni cosa.
 
 
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 13:04
venerdì, 03 ottobre 2008

Quando si è famosi?
 
bkgdStamani mattina sono arrivata presto in ufficio, una marea di e-mail a cui rispondere lo imponeva.
Chiacchieratina di rito col mio computer -  in caso contrario si imbroncia e mi nasconde i file -, caffè e brioscina alla marmellata mentre spulcio distrattamente l’agenda… Distrattamente perché la so a memoria ma non riesco a seguire tutti gli impegni segnati.
E allora perché li segni? Per avere la coscienza in pace e appellarmi –astutamente – alla mia veneranda età quando non riesco a fare tutto, che diamine!
Fatto sta che tra le e-mail ne ho trovato una che mi ha fatto riflettere: quando si può asserire di essere famosi? Sean Connery e William Shakespeare lo sono, è fuor di dubbio. Ma gli altri? Mi spiego meglio. Chi è che stabilisce che sei famoso? Il pubblico, pare la risposta ovvia. D’accordo, ma il pubblico quale e quando? Mi spiego meglio. Tutti sanno chi è Diabolik, un po’ meno il Comandante Mark. Vuol dire che uno è famoso e l’altro no? Per me fino ai 14 anni (sì, sì un paio di ere glaciali fa) era più famoso il trio Comandante Mark, Gufo Triste e Mister Bluff del misterioso tipo in tuta nera e mascherina che neppure lui sa chi è e che piazza colpi impossibili uno dietro l’altro alla faccia dell’ispettore Ginko.
Facciamo un altro esempio.
Martedì scorso ero in libreria. Volevo fare un regalo a un amico che ha avuto una bimba da poco, cioè il libro lo volevo per la bimba della serie Nati per leggere, ma en passant il richiamo è stato troppo forte e mi sono intrattenuta nel reparto gialli. A un certo punto mi si avvicina una distinta signora di mezza età, una coetanea insomma.
“Mi scusi, posso chiederle una cortesia?”
“Certamente, se posso esserle di aiuto…”
“Conosce questo autore? Mi ispira il titolo, ma sa quando si compra un autore sconosciuto…”
Pausa di riflessione.
“L’ho letto, è uno dei più bei libri che io abbia mai letto. Glielo consiglio assolutamente.”
“Ah, grazie, davvero gentile. Di lei mi fido.”
Seconda pausa di riflessione.
“Grazie, lei è davvero molto gentile. Posso chiederle perché?”
“Beh, l’ho vista in televisione e poi ho letto i suoi libri. Arrivederci.”
Terza pausa di riflessione.
“Arrivederci.”
Quarta pausa di riflessione.
Non nego mi abbia fatto piacere che la signora avesse letto i miei librini. Al contrario, è stato molto gratificante. Io scrivo poesie o quel che sono, trovare qualcuno che ti ha letto e non ti conosce non succede tutti i giorni. Ma, in un certo senso è stato spiazzante. E oggi imbarazzante a ben rifletterci (quinta pausa di riflessione).
Perché vedete il giallo era Il poeta di Michael Connely.
E allora, e ancora, quando puoi dire di essere famoso?
Forse è tutta una questione soggettiva.
Sesta pausa di riflessione.
Dulcis in fundo… Alias test per sapere se sai chi è famoso:
Chi è la signora raffigurata nella foto all’inizio di questo post?
Un aiutino, anche se non servirebbe…Tu chi sei? Io sono nessuno…
Settima pausa di riflessione.
Miranda
 
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postato da holdenedizioni alle ore 18:39
mercoledì, 01 ottobre 2008

Mestiere ingrato quello dell’editor
 
re_01Da quanto tempo ci conosciamo?”
“Parecchio…”
“Quantifica prego.”
Caro ragazzo, ma pignolo.
“Circa dieci anni.”
“Venti anni, quattro mesi, ventisette giorni. Puoi controllare da calendario.”
“No, no, mi fido, ci mancherebbe. Bello, hai tenuto il conto. Non mi ricordo che abbiamo festeggiato i venti, si fa a ventuno?”
“Non tergiversare.”
“Sia mai! Ecco, era solo per…”
“Vuoi vedermi morto?”
Mi sa che è una cosa seria.
“Che cosa ho fatto?” chiedo e nel frattempo comincio a scartabellare nella memoria storica della mia mente un tantino appannata dall’età.
“Direi piuttosto che cosa NON hai fatto. Ti ho detto e ripetuto che ci sono regole sì o no? Ti ho detto e ripetuto sì o no che non abbiamo tempo da sprecare?”
“Ma scusa, noi chi?” Mi serve una cartina geografica, va bene anche sbiadita.
“Noi.”
Rifletti Miry. Rifletti… Ah! Lampo di genio, o quel che è. Mi sa che ho afferrato, ma se è così assume contorni diabolici. Le creature hanno fatto gruppo... Ben mi sta.
“Parli a nome di tutti?”
“Ovviamente.”
Neanche chiederlo. Sto vivendo un incubo kafkiano, sono sotto processo, sì, ma per cosa?
“Che cosa avrei fatto?...” tento di chiedere timidamente, umilmente. Mi sembra di essere tornata in quel lontano periodo della mia vita in cui non osavo neanche rivolgergli la parola…
“AVREI?”
Ecco il tono è proprio quello, uguale uguale. Mi tocca riaggiustarmi sulla sedia che sono quasi caduta. “Ho fatto, cosa ho fatto? Se mi spieghi magari...”
“Ti avverto non leggerò più alcun testo che non risponda alle regole che ti ho insegnato.”
Ah, allora si può riannodare la matassa. Concentrati Miry, ce la puoi fare.
“Cerco di starci attenta, ma non è facile. A volte succede che qualcuno invii per sbaglio manoscritti incompleti…”
“…manoscritti già pubblicati, da finire, finiti ma indicando un numero parziale di capitoli, file di poesie separati,…”
“Va bene, non siamo tutti precisi come te. Ci starò più attenta, promesso.”
“Ma non è più facile se lo scrivi sul sito?”
Creaturina… Come se non ci fosse scritto… Alt! Ciò significa che neanche lui legge il sito… Et voilà non farti sfuggire l’occasione.
“C’è sul sito, ma come non lo leggi te, magari non lo legge neanche un autore che invia il suo manoscritto…” Mossa degna di Federico II. Me lo conferma – se ce ne fosse bisogno – il silenzio che regna di là dal filo… “Me lo hai insegnato te che un autore ritiene sempre di essere in una situazione “diversa” da tutti gli altri, perché il proprio testo è il proprio testo. Non è forse normale che non stia proprio a leggersele tutte le regole? Per questo ci sono io.” Colpito e affondato. Modestamente Federico sarebbe fiero di me! Che aiutante di campo avrei potuto essere!
“Te si dice a Viareggio. Quante volte ti ho ripetuto che un editor deve parlare correttamente in italiano?”
Figuriamoci se non voleva avere l’ultima parola…
“Comunque va bene, lo dirò anche agli altri. E’ tutta colpa tua.”
Ecco… Mestiere ingrato quello dell’editor. E’ come per gli allenatori di calcio: hai sempre torto e se ti va bene, al massimo non conti niente.
 
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postato da holdenedizioni alle ore 10:38
venerdì, 12 settembre 2008

Blog Festival a Riva del Garda
LOGO BLOG SOSTERRA copiaIl 12, 13 e 14 settembre  a Riva del Garda si terrà la prima BlogFest italiana: un evento che riunirà in un unico posto, per la prima volta, tutto ciò che in Italia gravita attorno alla rete, con particolare riguardo ai blog, al social networking e alle community. In sostanza: qualcosa che in Italia non è mai stato realizzato.
Saranno tre giorni nei quali la Rete si radunerà per raccontarsi ed essere raccontata da chi la frequenta.
Tra gli appuntamenti: conferenze, dibattiti, installazioni, presentazioni, concerti, premiazioni, giochi e qualsiasi altro tipo di evento la rete sia in grado di suggerire.
Ormai ignorare che il blog è il futuro, già molto prossimo, dell’informazione è impossibile.
Mi viene in mente il commento di mia cugina Julia quando le raccontai che la GH sperava di dare voce ai blogger e soprattutto di avvicinare allo strumento blog quanti non lo avrebbero fatto indipendentemente: “…but storai old!” In U.S.A. forse… fu la mia risposta…
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postato da holdenedizioni alle ore 15:45
mercoledì, 10 settembre 2008

Holden dice ci sono regole che vanno seguite…
 
urloCome promesso sto rispondendo in questi giorni ai manoscritti inviati tra marzo e maggio…
Gentili autrici e autori, devo chiedervi la cortesia di rispettare le regole richieste nella nostra pagina dei manoscritti http://www.giovaneholden.it/manoscritti.html
Purtroppo non sempre un manoscritto al momento della sua entrata – specialmente se on line – viene vivisezionato nel dettaglio. Ammetterete che già facciamo uno sforzo accettando manoscritti on line, per il resto veniteci incontro ossia seguite alcune semplici regole:
-         non inviate sinossi, non saranno lette e per richiedere il testo completo magari passano mesi vedi sopra vivisezione non accurata…
-         non inviate file in formato diverso da word
-         non inviate raccolte di racconti con file separati, né sillogi con poesie separate! Il file deve essere unico!!!
-         inviate sempre una breve presentazione dell’opera
-         se inviate il file cartaceo, abbiate cura di numerare le pagine e soprattutto metterle in ordine…
La triade dei lettori è disponibile, ma …
 
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postato da holdenedizioni alle ore 12:31
lunedì, 08 settembre 2008

Col capo cosparso di cenere…
 
 
bandierabiancaCospargo umilmente il capo di cenere, chiedo scusa per i tempi lunghi – va bene… d’accordo… – lunghissimi che attualmente sono necessari per avere una risposta in relazione ai manoscritti inviatici. 
Se può essere di consolazione, anche i tempi di pubblicazione si sono allungati… Alt, non si spara sull’editor soprattutto se questa è una gentile e cortese signora di mezza età con un gatto da mantenere e un’auto da portare all’autolavaggio.
“O che c’entra l’auto adesso?” vi chiederete…
C’entra c’entra… Credete che mi diverta a viaggiare con una macchina vagamente somigliante a un reduce di una tempesta di sabbia? Ma non ho neanche il tempo di portarla a lavare guarda un po’…
Ma ritorniamo alle cose serie.
Ricevo da qualche settimana molte e-mail in cui mi si chiede notizia dei propri “pargoli letterari”, farò il possibile per rispondere a tutti in tempi decenti, alias un paio di settimane. Nel frattempo perché possiate inquadrare la situazione vi do i tempi di lavorazione:
  • in risposta sono ferma a febbraio con alcune eccezioni fino a maggio (…dovute a circostanze speciali, portate pazienza…)
  • in lettura il trio è fermo a maggio sempre con le dovute eccezioni di cui sopra…
Riepiloghiamo:
  • per i manoscritti inviati da marzo a maggio – cartacei e/o on line – risposta entro due settimane da oggi;
  • conto di ricevere le schede di lettura dei manoscritti di giugno e luglio tra pochi giorni, quindi avrete una risposta entro fine settembre.
 
A presto, dunque!
 
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 23:09
mercoledì, 18 giugno 2008

ggg_28917Ma quando vinci un premio te lo tieni per te perché ti dispiace farlo sapere in giro?
 
L’arrivo di questo messaggio domenica 15 giugno alle ore 6.37 mi ha fatto un po’ riflettere…
E’ vero ho mancato di comunicare a tout le monde che le mie quattro poesiole si erano viste assegnare il Premio Calliope Bellavoce 2008 per la sezione Narrativa e Poesia.
Come ho più volte sottolineato però, il Premio è andato più a Miranda Biondi co-titolare della Giovane Holden Edizioni che a Miranda Biondi autrice di Candida strega d’autunno
Non mi viene naturale promuovere il mio librino a destra e a manca, innervosendo e assillando tutti i poveri malcapitati che mi giungono a tiro. Curioso che lo dica un editore eh? Beh, a questo proposito devo ammettere che il Calliope mi ha fatto sentire un tantino il Ferlinghetti italiano… Autore ed editore. Un connubio non facile, ma in questo caso voluto. Non perché come mi ha fatto notare qualcuno con ammirevole puntualità “…se non ti pubblicavi da sola non ti pubblicava nessun altro?” C’è un editore per ogni libro, buono o meno buono che sia.
Amo la poesia, accende di speranza la mia inquietudine e al tempo stesso inquieta la mia voglia di vivere.
Apre il mio cuore, lo fa palpitare, vibrare, illumina di buio il giorno e intiepidisce la notte.
E’ una crociata la mia. Come si fa a dire che la poesia è un genere ostico? “E’ difficile, non la capisco” mi sento ripetere. Ma la poesia trasmette e riflette solo i nostri più intimi pensieri, leggiamo nei versi solo ciò che noi stessi proviamo, che ci importa di quello che provava il poeta quando scriveva? E’ il velo delle nostre paure, delle nostre debolezze, delle nostre speranze che dobbiamo voler sollevare. Nessuna nota a piè di pagina, nessuna indicazione che non sia il lieve, soffuso ritmare del nostro sangue.
Il mio libro chiedeva un editore che si battesse per un genere forse troppo inquietante e che per questo fatica a imporsi. Chiedeva un editore che apprezzasse un autore che sente nel suo destino l’essere “strega” ossia libera, indipendente, capace di lottare per ciò in cui crede, disposta a pagare per non dover sottostare a un compromesso non desiderato.
Chiedeva e chiede un lettore che sappia mettersi in gioco e nel buio riconoscere tutta la misterica forza della luce.
Il 14 giugno dunque, a Lido di Camaiore in Piazza Principe Umberto davanti al bar Cattan intorno alle 22 la cerimonia di investitura della strega ha avuto inizio. Maestro di cerimonie Andrea Montaresi della Magà Production la stessa che ha organizzato il Premio. Madrine Margherita Dalle vacche e Antonella De Vito alias Mani di strega, Maria Antonietta Ferro, Maria Teresa Landi e Luciana Tola. Madrina d’eccezione Antonella Padolecchia. Voci narranti della strega Rebecca Polloni e Stefano Francesconi. Maestro di musica Nancy. Maestri di immagini e attimi fermati Cinzia Donati e Marco Palagi. Cerimoniere ufficiale Luana.
Mancava Jago, ma la sua assenza era giustificata. Teneva d’occhio il mio cristallo di rocca, luminoso deserto, amatissima mamma…
A chi c’era il mio grazie, sentito.
A chi non è potuto intervenire, spero foste a divertirvi altrove, se invece vi stavate annoiando indispettiti voilà è il sortilegio della strega, in sei o sette anni passa…
A chi non ne sapeva niente perché non legge i giornali coraggio, i miei discorsi idioti Marco li ha immortalati in bel – si fa per dire – dvd, finché non trovo la magia che ne faccia scomparire tutte le copie avete speranza… A chi i giornali li legge ma non c’ha trovato accenno, mi può chiamare sul mio cellulare privato, gli rivelo l’incantesimo “ipnotizza il giornalista”, soddisfatti o rimborsati…
In fine vi assicuro, l’unico momento davvero emozionante che chi non c’era si è perduto è stato il pezzo tratto dal mio librino e recitato da Rebecca e Stefano. Ma non disperate gentili creature! In cantiere abbiamo altre performance, in quel caso prometto mi asterrò dal su citato e infallibile sortilegio…
 
Abracadabra le streghe son tornate…
 
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 09:34
venerdì, 23 maggio 2008

Invito_Lovers
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postato da holdenedizioni alle ore 15:52
domenica, 27 aprile 2008

La legge di Koko
 
amleto-770619Essere, non essere, qui sta il problema: è più degno patire gli strali, i colpi di balestra di una fortuna oltraggiosa, o prendere armi contro un mare di affanni, e contrastandoli por fine a tutto? Morire, dormire, non altro, e con il sonno dire che si è messo fine alle fitte del cuore, a ogni infermità naturale alla carne: grazia da chiedere devotamente. Morire, dormire. Dormire? Sognare, forse.
Che i gatti amino sentir leggere l’umano che hanno deciso di adottare è fatto noto.
Lilian Jackson Brown, nella sua saga gialla che vede protagonisti il giornalista Jim Qwilleran e il siamese Kao k’o Kung, Koko per gli amici, ne ha fatto una “legge”.
Il mio Jago in questi giorni ama Shakespeare. Si aggira mugolando per lo studio, si arrampica sul leggio, saltella da uno scaffale all’altro e puff getta a terra il libro che ha in mente.
Io mi siedo in poltrona, apro il testo e riprendo a leggere da dove abbiamo lasciato la volta scorsa: Amleto, atto III, scena I, trad. L. Squarzina, Newton Compton. Lui si accoccola accanto a me sul bracciolo, inclina la testa, socchiude gli occhi.
Entrambi in pace col mondo. 
 
 
Miranda
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postato da holdenedizioni alle ore 09:59
martedì, 15 aprile 2008

Sulla strada

Sulla strada ti ho conosciuto



La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l'arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada.

Jack Kerouac - Sulla strada - Mondadori, trad. Magda de Cristofaro

 

Ho scoperto Sulla strada in una libreria di Viareggio mentre stavo aspettando che cominciasse la presentazione dell’ultimo libro di Giampaolo Simi Rosa elettrica. Era lì sullo scaffale, in piedi e ad altezza degli occhi. Mi diceva “prendimi”. Un’edizione della Mondadori per il 50° anniversario della prima edizione statunitense. La copertina ha una nota parla di una nuova introduzione al libro di Fernanda Pivano. Ho sempre adorato Fernanda, una donna di una cultura immensa che ha conosciuto di persona e intervistato alcuni dei più grandi autori del ’900, tra cui Hemingway, Bukowski e molti altri.

Così, dopo aver sentito parlare a lungo e con toni lusinghieri di questo libro da amici e conoscenti, ho deciso di comprarlo e lasciarlo lì, nella mia libreria, in attesa che venisse il momento giusto per leggerlo. Ed è arrivato, proprio subito dopo aver visto l’ultimo film di Sean Penn Into the wild, che narra del viaggio interiore e attraverso l’America di un giovanissimo ragazzo benestante. Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà, un atto di fede nel mondo, nelle strade e in scassate macchine col serbatoio sempre vuoto.

Sulla strada è un libro per chiunque abbia voglia di avventure, storie di vita, esperienze amorose, forti amicizie che durano per anni. Sulla strada è quasi un manifesto della cosiddetta beat generation.

 

“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.”

“Dove andiamo?”

“Non lo so, ma dobbiamo andare.”

 

Pubblicato per la prima volta il 5 settembre 1957, il libro è tutt’oggi un classico intramontabile, uno di quei testi, come Il giovane Holden di Salinger, che non hanno età, non sono legati alla storia, spiriti liberi capaci di sconvolgere anche un adolescente di prima media nel 2008.

Sulla strada è ambientato alla fine degli anni ’40 e vede i personaggi, tutti giovani “ribelli”, in viaggio senza sosta per tutti gli Stati Uniti. Tra questi c’è Dean Moriarty, amico di Sal Paradise, protagonista e narratore della storia. Dean ha interesse solo per la vita intensa, ricca di esperienze continue, un giovane dell’ovest uscito da un riformatorio il cu modo di vivere è in netto contrasto con la “concezione borghese” di avere un posto fisso di lavoro, una fissa dimora e una giusta dose di responsabilità. Quello che accomuna tutti i personaggi è la voglia estrema di conoscere l’immensità del continente nordamericano, conoscere i piaceri del sesso, il jazz, discutere con gli amici sotto l’effetto dell’alcool e pensare alla vita come a una vera strada da percorrere a 150 all’ora. Sal, il protagonista, è uno studente cresciuto nell’est con aspirazioni letterarie, vuole diventare uno scrittore. I due si conoscono a New York e Sal, influenzato dallo stile di vita dell’amico, quando Dan torna nell’ovest decide di raggiungerlo.

 

“Un figlio del West e del sole, Dean. Nonostante la zia mi avesse avvertito che mi avrebbe messo nei guai, sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com'ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, su marciapiedi di fame e letti di malattia - che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano.”

 

Dopo un lungo viaggio in automobile finalmente lo ritrova a Denver nel Colorado e con lui, per due lunghi anni, conduce una vita da nomade in giro per l’America.

 

Il libro ha una storia tutta particolare. Fu scritto in tre settimane nella casa di famiglia di Kerouac, a New York, completando una serie di bozze raccolte nel tempo. Dattiloscritto su un rotolo di carta per telex lungo 36 metri era privo di “andate a capo”. Il rotolo è stato battuto all’asta nel 2001 per più di due milioni di dollari. Rifiutato da diverse case editrici alla fine fu pubblicato e ottenne il successo che meritava.

I personaggi del romanzo corrispondono a figure realmente esistite, eccone alcune:

 

Sal Paradise: Jack Kerouac

Dean Moriarty: Neal Cassady

Chad King: Haldon “Hal” Chase

Carlo Marx: Allen Ginsberg

Marylou: LuAnne Henderson

Tim Gray: Ed White

Ed Wall: Ed Uhl

La Zia: Gabrielle Kerouac (madre dell’autore)

 

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categoria: recensioni, libri

postato da holdenedizioni alle ore 18:37
martedì, 18 marzo 2008

Ssst... non lo dite a nessuno...

ferie

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categoria: vacanze, , ferie

postato da holdenedizioni alle ore 16:14
mercoledì, 12 marzo 2008

Invito_Fino_alla_fine_del_mondo
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categoria: presentazioni libri

postato da holdenedizioni alle ore 08:28
martedì, 19 febbraio 2008

Invito_I_salotti_di_via_Cavallotti_3

21 febbraio: L'armonia delle parole
25 febbraio: Misteri quotidiani
6 marzo: Sotto il segno dell'amore
10 marzo: L'uomo è ciò che mangia

Ingresso libero, inizio alle ore 21. Per chi ha paura di non trovare parcheggio o di dover pagare fior di quattrini non preoccupatevi, dopo le 20 non si paga la sosta.
Pasticcini, merendine e dolciumi vari per chi anche dopo cena avverte un leggero languorino...

PRESENTAZIONI LIBRI

23 febbraio: presentazione del libro "Neraprimavera" di Chiara Natalini c/o Bar Caffè Irene - Via S.Martino, 12 - Viareggio - Ore 20:30
29 marzo: presentazione del libro "Deserto di specchi" di Riccardo Mori a Lucca.

CONCORSI

II edizione Premio letterario Giovane Holden - Sezioni: poesia, romanzo e racconto. Scarica il bando. Per saperne di più...

II ed. Premio di traduzione "Le mie parole altrui" - Ha preso il via la seconda edizione di questo fortunato premio dedicato ai traduttori... Scarica il bando. Per saperne di più...

Un'ultima cosa: a brevissimo forse fine settimana) sarà online il nuovo sito della Giovane Holden, siate clementi con le critiche, ci stiamo lavorando molto...

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postato da holdenedizioni alle ore 13:59
venerdì, 15 febbraio 2008

                                   Che fai sabato Giovane Holden?

Copertina_Le_ombre_lunghe_400Domani pomeriggio è una giornata da “calendario” per la Giovane Holden.

Alle 17 Monica Campolo, sarà ospite alla Versiliana d’inverno.

Per una scrittrice che ha fatto la difficile scelta di legarsi a una piccola ed esordiente casa editrice, è un risultato notevole. L’altro ospite infatti è Michele Giuttari, sì quel Giuttari che ha  ricoperto incarichi alla Squadra Mobile di Reggio Calabria e successivamente ha diretto la Squadra mobile di Cosenza e prestato servizio alla DIA a Napoli e a Firenze. Qui ha condotto le indagini sulle stragi di mafia del 1993, realizzate da Cosa Nostra a Firenze, Roma, Milano. Dal 1995 fino al maggio 2003, è stato il Capo della Squadra Mobile di Firenze, dove ha dimostrato che i delitti attribuiti al Mostro sono stati opera di un gruppo di assassini. Su quest'ultimo caso ha scritto, in collaborazione con Carlo Lucarelli, il libro Compagni di sangue. Attualmente è a capo di un pool investigativo creato per concludere le indagini sui possibili mandanti del "Mostro di Firenze".

Insomma Lui. L’autore di Scarabeo che presto uscirà anche in Francia, Germania e Spagna.

Alle 21.15 Francesca Pasquinucci invece presenta il suo libro di poesie Appesa alla mia mano che scrive al Pinolo, storico locale di Lido di Camaiore.

Francesca è una poetessa.

Copertina_Appesa_alla_mia_mano_che_scrive_400Tutti scribacchiamo testi che in un momento di delirio – razionale o no – chiamiamo poesie, ma in realtà non lo sono, sono nel migliore dei casi un tentativo di dare voce alle nostre inquietudini, alle nostre illuse speranze. Lei invece scrive poesie. Le scrive con la consapevolezza di sfiorare l’anima senza ferirla, con la determinazione di non lasciare mai che la sofferenza appaghi e offuschi al contempo l’amore per la vita.

Qualche giorno fa, ho scritto una recensione per Le ombre lunghe, serviva velocemente (avete presente quando un giornalista vi chiama indaffaratissimo e vi apostrofa se mi mandi recensione entro le 11 te la pubblico… Che problema c’è? Come diceva Brendan Fraser nel film La Mummia mentre l’esercito zombie di Amenhotep cercava di farlo fuori? In fondo sono solo le 10.47…)

 

L’autrice versiliese che sarà ospite sabato 16 febbraio, al Caffé invernale della Versiliana, con il suo quinto romanzo, “Le ombre lunghe”, per i tipi della Giovane Holden Edizioni, sta riscuotendo un meritato successo di pubblico e critica.

L’attenzione ai particolari, in questo libro che l’autrice considera la sua più importante  prova narrativa, è rappresentata dal dipinto in copertina “Cristo nel tunnel” del pittore viareggino Gioni David Parra. Una figura incappucciata ritratta di spalle percorre un tunnel sulle cui pareti accanto all’ombra del Cristo spiccano impronte di sangue. Le impronte del Cristo fissano in immagini il significato stesso del detto popolare che ha ispirato il titolo del libro.

Thriller sapientemente costruito calato in un’attualità più bruciante di qualsiasi cronaca la cui vicenda, ambientata tra Viareggio e Roma, si sviluppa per rivelazioni che ogni volta sembrano mettere in discussione le verità precedenti.

L’elemento catalizzatore dell’intera storia è Nadia Martini. Chi è questa giovane donna, solitaria e misteriosa? Cosa nasconde nel suo passato?

Attorno a lei un caleidoscopio di personaggi, tratteggiati con rara abilità narrativa, gioca un delicato ruolo nel complicato puzzle della vicenda: Uno psicanalista amante dell’arte, amiche invadenti, un adolescente specchio dei nostri tempi, con i suoi tormenti e le sue fragilità, un uomo carismatico e affascinante.

Un romanzo asciutto e tenero insieme, un intrigo che non dà respiro, l’incontro di due personaggi che la logica vorrebbe in due mondi paralleli, ma che una realtà perversa spinge a una imprevedibile complicità.

 

…L’importante è che a Monica non sia spiaciuta. La stessa Monica che mi ha dato da leggere Scarabeo di Giuttari ammonendomi: “Preparati, non vogliamo fare figurette vero?”

Si riferiva al fatto che io leggo soprattutto thriller americani, e ha preferito cautelarsi…

E io, da brava ragazza, che pure il libro di Giuttari l’avevo già letto, stasera me lo rileggerò, così tanto per non fare figurette…

 

scarabIn Scarabeo, al Mostro si accenna soltanto, perché è un mostro per l’appunto, perché è rimasto come tale nell’immaginario collettivo e perché Michele Ferrara, il capo della Mobile che è l’alter ego di Giuttari stesso, teme di essere allontanato dalle indagini nel momento in cui queste possono rivelarsi

pericolose per qualcuno in vista.

Un’altra serie di morti allarma Firenze e di nuovo si può sospettare che siano opera di un serial killer: prende di mira gli omosessuali e lascia la sua firma nelle ferite sul volto delle vittime in cui si può leggere una lettera dell’alfabeto. E, mettendole in fila come nel gioco Scarabeo, si viene formando il nome “Ferrara”: si arriverà dunque a sette morti, quante sono le lettere del nome?
Un assassino colto che stuzzica Michele Ferrara inviandogli dei messaggi anonimi enigmatici ma anche una mente malata. Non è facile mettere insieme le tessere del puzzle, anche perché le motivazioni si diramano in direzioni diverse, affondano in traffici clandestini di opere d’arte, si collegano con la

‘ndrangheta calabrese, si celano nei corridoi di un convitto religioso.

Due vittime, poi, sembrano essere fuori posto, sono due ragazze giovani che vengono trovate morte a Bologna, anche se il modo in cui sono stati composti i cadaveri lascia intendere che anche per loro ci sia stata una sorta di punizione per essere più che amiche. Il punto di vista della narrazione si sposta di continuo, dagli sforzi di Ferrara per cogliere il filo conduttore alle discussioni in Questura, dalla mente dell’assassino alla storia dell’amicizia delle due ragazze di cui una ha la sfortuna di assomigliare alla

Madonna di Filippo Lippi.

Scopriamo con Ferrara il lato nascosto della città dell’arte, intuiamo giochi sporchi di potere, varchiamo la soglia dell’Arcivescovado ed entriamo nella cella di clausura assoluta di un convento, il tutto con un tono sobrio ed equilibrato che è lo stesso di Michele Ferrara, un siciliano che viene colto ogni tanto dalla nostalgia dei sapori e profumi della sua terra anche se ormai vive da anni in Toscana.
La parte più interessante e meglio riuscita del romanzo è indubbiamente proprio quella che riguarda il personaggio di Ferrara, sia nel delinearsi della sua personalità, senza cadute in una caratterizzazione esagerata, sia nella descrizione dall’interno dei processi investigativi e del funzionamento della Questura.

 

 

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postato da holdenedizioni alle ore 09:10
giovedì, 07 febbraio 2008

Creature creative

 

testata_fdcSono davanti allo schermo per scrivere qualcosa che serva da introduzione, per stilare insomma un minimo di programma in occasione del secondo appuntamento dei Salotti di via Cavallotti che stiamo organizzando in collaborazione con lo studio L’Arte di Civù.

Questo lunedì si parla di creatività.

Ma la mente non risponde, che stia… creando…? O semplicemente divaga e si distrae.

Lo sguardo si fissa sulla Donna con parasole, sull’edizione inglese delle poesie di Emily Dickinson, sul gattino di gesso a pancia all’aria lavorato artigianalmente a Lecce, sulla minifoto/calendario di Jago, sulla scatola in découpage, l’ultima che Mirella e io abbiamo fatto insieme, sui manoscritti ammucchiati a lato della mia scrivania…

Concentrati. Devi lavorare. O almeno concentrati e fai finta come si deve.

Getto un’occhiata alla mia scaletta, sorrido. Giulia, otto anni, autonominatasi damigella di compagnia l’ha colorata di stelle e margherite… Per fortuna non è un documento ufficiale, ma poi in fondo che me ne importerebbe?

Inizia con il concetto base: cos’è la creatività.

L'uso estremamente comune della parola creatività crea problema e imbarazzo. Essa, infatti, non possiede un significato chiaro e univoco, è una voce impiegata in molteplici contesti anche a scopi difformi.

Non divagare, rifletti e cerca di essere comprensibile.

L'atto del creare è stato a lungo percepito come attributo esclusivo della divinità: Catullo, Dante, Leonardo, infatti, non avrebbero mai definito sé stessi dei creativi. Propri dell'uomo erano invenzione, genio e, dal 1700, progresso e innovazione. La parola creatività entra nel lessico italiano solo negli anni '50. Compare nei dizionari alla fine del secolo scorso, ma rimane confinata al linguaggio degli specialisti, oggi la parola creatività e l'aggettivo “creativo” ricorrono di sovente nell'uso non specialistico della conversazione quotidiana: I media riflettono e alimentano questa diffusione parlando ormai di creatività in cucina, in giardino, nell'abbigliamento, nei rapporti di coppia, nell'educazione dei figli, nel lavoro e nel tempo libero. Nel descrivere la creatività e nell'analizzare i processi psicologici che la sostengono e la esplicitano, ci si può riferire  o al pensiero creativo o alla persona creativa, ma la ricerca psicologica è ricchissima di "sfaccettature" e di "angolature", con cui è possibile affrontare anche uno solo di questi temi.

Fai un leggerissimo sfoggio di cultura, così tanto per ribadire che non hai studiato tutti questi anni per nulla…

Gli antichi greci identificavano la creatività con la capacità poetica, e lo stesso fece Ralph Waldo Emerson, il più celebre filosofo della creatività, nel suo saggio Il poeta.

Tra le moltissime definizioni di creatività che sono state coniate spicca per semplicità e precisione quella fornita dal matematico Henri Poincaré: "Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili".

Le categorie di "nuovo" e "utile" radicano l'attività creativa nella società e nella storia. Il "nuovo" è relativo al periodo storico in cui viene concepito; l'"utile" è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l'essenza dell'atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l'utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.

Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l'agire umano a cui sia riconosciuta un'utilità economica - estetica o etica - e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una "regola" esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova.

Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d'ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.

La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di un linguaggio a volte astratto (fatto però di parole, numeri, note musicali) e atto a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, ed alcune specie di uccelli hanno intuizioni creative riuscendo anche a trasmettere soluzioni altrettanto creative alla prole.

Ma ricorda lo sfoggio è bello quando dura poco ed è pertinente. Ritorna al punto cruciale, cosa significa creatività.

Dunque cosa significa creatività?

Proviamo a consultare il dizionario.

Il dizionario UTET ne offre una duplice definizione:

v      come capacità, facoltà, attitudine a creare;

v      come attività, operosità dinamica, forza costruttiva.

Il dizionario Garzanti la definisce come la capacità di creare, di inventare con libera fantasia.

Creare, costruire, inventare e agire liberamente sono quindi le proprietà di chi opera con creatività: il creativo. Gli stessi dizionari, infatti indicano la parola creatività come derivante da creativo, colui che crea.

ALT! Ti sarai senz’altro infilata in una strada senza uscita. Fai un passo indietro e spiega cosa significa creare. Excursus e attualità.

Creare era in origine un'azione che poteva vedere come sola causa incondizionata Dio: che l'uomo potesse essere creativo nel pensiero e nell'azione era considerato blasfemo fino a qualche secolo fa. Questa attribuzione però rappresenta solo un momento del rapporto complesso che ebbero le società verso artisti e individui geniali.

Le diverse culture, infatti, reagirono al fare degli artisti in modi differenti. Ad esempio, si ha da una parte l'atteggiamento di diffidenza e quasi disprezzo del mondo greco e romano, in cui l'opera dei pittori e degli scultori, in quanto lavoro manuale, era lasciato, in un'economia schiavistica ai membri della classe servile o comunque si riteneva, su influsso dell'estetica platonica che l'arte potesse fornire solo un vago riflesso della vera essenza della realtà.

 Ben diversa la glorificazione del genio nell'età rinascimentale in cui l'artista fu personalmente onorato come un essere divino.

Le diverse attribuzioni di valore fatte agli artisti, che portano da una parte a paragonarli a semplici artigiani dall'altra a divini creatori, riflettono e sono in relazione anche alle molteplici spiegazioni che nelle epoche si diedero al sorgere dell'idea.

Attualmente, si tende ad attribuire a tutti gli individui la capacità di produrre atti creativi, imprevedibili e originali; ed esistono corsi e pubblicazioni il cui intento formativo è di svilupparli e moltiplicarli. Le tecniche sono molteplici così come lo sono gli approcci e le definizioni; ma la creatività non è più blasfema, o eccezionale, non sfida più la collera divina, anzi è patrimonio molteplice che viene cercato e sviluppato al fine di una migliore economia individuale e sociale.

La creatività si può affinare ed esercitare.

La creatività è perciò sempre più oggetto di formazione, le pubblicazioni in commercio sono vendute nelle librerie qualificate come nelle edicole e si propongono come manuali di cambiamento; i corsi di creatività per adulti si rivolgono a un pubblico eterogeneo con diverse metodologie e approcci, sono tenuti anche da società di consulenza specializzate nella formazione in tecniche di creatività e sono indirizzati a individui, gruppi, aziende.

Due sono i presupposti culturali comuni a queste pubblicazioni e scuole:

v      il primo è che la creatività è considerata una qualità presente in tutti,

v      il secondo è che tale qualità può essere migliorata e sviluppata.

Avviati a conclusione. Creatività come valore positivo dalle molteplici sfaccettature.

La creatività è considerata quindi un elemento quotidiano nella vita degli individui, parte sostanziale della loro natura, risorsa fondamentale a cui attingere nelle diverse occasioni della vita e del lavoro. Da qui il valore attribuito a tutti gli sforzi per rendere più creativi il comportamento, il pensiero, nonché l'impegno allo sviluppo e alla stimolazione di tutte le potenzialità individuali.

In sintesi, la creatività oggi esprime un valore positivo che si esplica nei diversi ambiti attraverso la ricerca di un miglioramento che passa, appunto, dallo sviluppo delle capacità creative, e i cui scopi possono essere i più disparati come migliorare la qualità della vita, le capacità professionali, lo studio, le capacità ideative.

La molteplicità della nozione di creatività riguarda anche il campo formativo. Nei luoghi di esercizio della creatività "socialmente riconosciuta" come tale (scuole di teatro, musica, di realizzazione artistica e poetica, di ricerca e invenzione) la messa in atto di un'arte, di una tecnica o scienza è favorita dalle qualità creative individuali o collettive. Grazie a esse tali arti trovano respiro e stimoli nuovi, d'altra parte proprio l'esercizio di tali arti è terreno favorevole allo sviluppo e incremento della caratteristica creativa nelle sue diverse modalità espressive: in sostanza, vi è una reciproca influenza tra lo sviluppo della creatività e lo sviluppo delle arti.

Hai finito? Muy bien, torna all’inizio e rileggi il pezzo, poi riduci il tutto a mille battute spazi compresi…

Sbrang! (è il rumore della mia testa che si schianta sulla tastiera N.d.A.)

 

 

 

 

www.compagniadelgiardinaggio.it/.../citta_incantata_9.sized.jpg

 

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postato da holdenedizioni alle ore 16:28
mercoledì, 06 febbraio 2008

Invito_I_salotti_di_via_Cavallotti_2
11 febbraio:
Creature creative
21 febbraio: L'armonia delle parole
25 febbraio: Misteri quotidiani
6 marzo: Sotto il segno dell'amore
10 marzo: L'uomo è ciò che mangia

Ingresso libero, inizio alle ore 21. Per chi ha paura di non trovare parcheggio o di dover pagare fior di quattrini non preoccupatevi, dopo le 20 non si paga la sosta.
Pasticcini, merendine e dolciumi vari per chi anche dopo cena avverte un leggero languorino...

PRESENTAZIONI LIBRI

16 febbraio: presentazione del libro "Appesa alla mia mano che scrive" di Francesca Pasquinucci c/o "Il Pinolo" di Lido di Camaiore (LU) - Ore 21
16 febbraio: presentazione dei libri di Francesca Monica Campolo "La faccia nascosta della luna" e "Le ombre lunghe" c/o il Chiostro di S.Agostino, p.zza Duomo a Pietrasanta (Lu) in occasione degli Incontri al Caffè de La Versiliana - "Realtà e finzione dei gialli italiani" - Conduce Romano Battaglia. - Ore 17
Marzo: presentazione del libro "Deserto di specchi" di Riccardo Mori a Lucca.

Un'ultima cosa: a breve sarà online il nuovo sito della Giovane Holden, siate clementi con le critiche, ci stiamo lavorando molto...

Giovane Holden Edizioni
Via Rosmini, 22
55049 Viareggio (LU)
0584/963517
www.giovaneholden.it

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postato da holdenedizioni alle ore 17:37
giovedì, 24 gennaio 2008

Dentro alla maschera

 

 

maschera 6Ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero scriveva Oscar Wilde.

In realtà la maschera non nasconde, ma rivela le istanze nascoste nel subconscio, col suo aspetto “fittizio” e il suo tentativo di copertura diviene simbolo di tutto ciò che può essere riportato alla luce.

Il simbolismo della maschera è presente in ogni parte del mondo  e ha origini e funzioni antichissime. Maschere funerarie utilizzate nella civiltà egizia avevano lo scopo di restituire  ruolo pubblico, onore e qualità al defunto per il passaggio e per il mondo dell’aldilà, o di fissare e trattenere l'anima, maschere teatrali fungevano da amplificazione del carattere del personaggio,  fissità  e ieraticità  sottolineavano i tratti del personaggio. Indossarla equivaleva a identificarsi con questo.

 Il  greco “prosopon” e il latino “persona-ae”  che designano la maschera dell’attore hanno dato origine al termine persona.

E “persona” è il termine che Jung adotterà  per indicare la “maschera” che  l’individuo assume nelle relazioni e nel rapporto con ciò che lo circonda.  Secondo Jung ciò non è da intendersi  come  falsità o manipolazione, ma come identificazione con alcuni aspetti  che prendono il sopravvento, e come scarsa  consapevolezza di ciò che fa parte della propria interiorità e che va al di là del ruolo sociale.

Maschera  è il diaframma che copre il volto della persona, ma che ne rivela altre qualità in una operazione di affioramento e svelamento di aspetti sepolti della psiche.   

Soprattutto nel caso delle maschere carnevalesche   questa possibilità di catarsi e liberazione si manifesta con maggior forza. L’aspetto dionisiaco o demoniaco  rinnegato ha la possibilità di emergere e di trovare uno spazio e una accettazione corale. 

Ma la maschera può avere anche una valenza magica, di protezione  e di difesa nei confronti degli spiriti del male. In Oriente è facile trovare vicino alle porte delle abitazioni mostruose maschere che hanno lo scopo di allontanare  tutto ciò che viene considerato negativo, mentre  elaborati riti e danze mascherate  aiutano la persona a prendere possesso dell’energia  che la maschera rappresenta. 

 

La maschera che compare nei sogni sarà  simbolo  di ciò che il sognatore ha necessità di “scoprire” o modificare di se stesso. Maschera potrà simbolizzare l’atteggiamento con cui  principalmente si identifica o, al contrario,  l’aspetto più lontano dalla coscienza che ha necessità di  esplorare o di integrare.

 La maschera può apparire nei sogni  indossata da altri  per evidenziarne gli aspetti o le qualità che non sono immediatamente percepibili, ma può emergere anche un significato di  copertura, di  finzione e  manipolazione, di ciò che è recondito e si cela, e in questo caso suggerisce prudenza, attenzione e la necessità di scoprire le reali intenzioni altrui.  Anche l’espressione e l’aspetto della maschera forniranno un indizio di tutto rispetto:  l’emozione suggerita, la stravaganza o la semplicità, l’allegria o la tristezza,  saranno segnali di ciò che il sognatore  deve vedere e riconoscere di se stesso e degli altri.

Un paio di anni fa ho partecipato a un corso che tentava di stabilire il complesso legame tra “maschera” e “scrittura”. Sostanzialmente le linee di pensiero erano due e mi riportarono alla mente il fatidico Giano bifronte… La prima secondo cui chi scrive per definizione abbandona la maschera e si svela e rivela attraverso le parole. La seconda, meno fortunata e applaudita della prima, sostiene che chi scrive indossa una maschera. L’ennesima. Perché chi siamo noi se non l’espressione di una fantomatica realtà, multiforme caleidoscopio in movimento? Forse la differenza è che con una penna in mano o una tastiera sotto i polpastrelli – qui gioca l’affinità o meno con la tecnologia – la nostra maschera ha un che di wildiano  e ci permette solo di essere ciò che sentiamo nel più profondo della nostra anima.

Ricordo ancora il mio vicino di poltroncina alzarsi di scatto e protestare:

“Ma scusi, e un poeta allora? Quando scrive non ha filtri, non può nascondersi, non può far finta di parlare di qualcun altro. Come fa a nascondersi? Non ha senso.”

Il prof. Hauser rimase in silenzio per trenta secondi netti, dopo di che prese un libro dal tavolino alla sua sinistra e cominciò a leggere:

 

Eternità silenzio

mescolato a ruvida pioggia

cammina

sbalordita dai sogni

abbevera  pietre e asfalto

chiede di coloro che sono partiti

e che  non torneranno

inonda la pelle e confonde l’anima.

 

 “Secondo lei ciò che è scritto e ciò che prova l’autore è davvero così evidente? O l’interpretazione che lei ne da, la da alla luce della sua personale esperienza? E se è così come fa a stabilire che l’autore non è riuscito a celarsi dietro un’altra maschera?”

Suggestivo, ma non convinse praticamente nessuno.

Forse, pensai, perché la poesia è l’estremo tentativo di guardare alle nostre inquietudini, la maschera l’elemento guida per riuscirvi.

 

(prima parte)

Miranda

 

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